Siamo gli Oasis, non credete a tutto il resto!
Wednesday, November 30th, 2005Liam, Noel e soci sono tornati e ci raccontano il nuovo album “Don’t believe the truth”
(originariamente pubblicata su Virgilio Musica, 23 maggio 2005)
Colin Murray scriveva che gli Oasis hanno sempre dato il meglio quando non gliene fregava niente, cioè ogni volta che Noel scarabocchia canzoni che non vogliono rappresentare il mondo e Liam tira fuori una passione che non ha rivali in altri cantanti rock.
Forse è per questo motivo che con questo album sembrano pronti per una rinascita gloriosa a tutti gli effetti; perché in ogni traccia si respira quell’aria genuina dei primi tempi, quando cantavano al mondo la loro voglia di essere ed emergere, beati e spacconi.
Sono tornati: in mezzo dieci anni di album, fiumi di parole, scandali, cambiamenti di formazione, eppure ora, finalmente, li ritroviamo a cantare e suonare esattamente come avremmo voluto.
In via del tutto eccezionale hanno incontrato la stampa in formazione completa il giorno prima della data milanese. I ragazzacci sono un po’ avidi di parole: tutto quello che hanno da dire lo mettono nell’energia e nell’ispirazione delle loro canzoni…
L’ultima volta che avete suonato in Italia, all’Heineken Jammin’ Festival, Liam era da solo. Cosa è sucesso veramente?
“Beh, no, c’erano molte persone con Liam! Comunque nulla di strano, ci siamo solo scambiati un po’ di parole forti e basta. Tutto qui”.
Quante cose sono cambiate in dieci anni di brit-pop?
“Se ci guardiamo intorno non è che siano rimaste molte band; diciamo che le abbiamo sbaragliate tutte nel frattempo!”.
Una volta Noel disse in tv che non eravate contenti del successo ottenuto ma che volevate ancora di più. E ora? Siete soddisfatti?
“Sì, bisogna essere felici, anche solo per il fatto di essere ancora qui dopo dieci anni. Siamo in una fase di estasi per quello che abbiamo, anche musicalmente: forse è per questo motivo che il nuovo album è probabilmente il migliore mai fatto sino ad ora”.
E della rielezione di Blair che cosa ci dite?
“Oh, beh, è un’ottima cosa, ne siamo sicuri”.
C’è un motivo particolare che ha ispirato il titolo dell’album, “Don’t believe the truth”?
“Mentre lo registravamo in studio tutti fuori parlavano o scrivevano sul fatto che ci fosse voluto così tanto tempo per riascoltare un disco degli Oasis… una cosa tipica di certa stampa scandalistica. E così è nato il titolo, da un gioco di parole intorno a questa situazione”.
Di cosa parla esattamente “Part of th Queue”?
“Beh, non parla ovviamente nello specifico di andare a comprare il latte come il titolo suggerisce, ma di come si vive in una grande metropoli. L’idea è venuta in mente a Noel mentre era in coda per fare la spesa a un supermercato”.
La presenza alla batteria di Zack Starkey, figlio di Ringo Starr, è un sottile omaggio ai Beatles? Ne sottolinea un incosciente legame definitivo?
“Noi conoscevamo Zack da anni e lui stesso si è proposto a noi nel momento esatto in cui avevamo bisogno di un nuovo batterista. Il fatto che fosse figlio di Ringo è stato interessante la prima settimana, poi basta”.
Ora affronterete un lungo tour, e dopo cosa vi aspetta?
“Chi può dirlo? Scriveremo nuove canzoni, vedremo chi far fuori, spenderemo soldi, cose così...”.
Dopo questo album scade il contratto con la vostra casa discografica. Avete intenzione di rinnovarlo, da entrambe le parti?
“Non so se possiamo parlare di questa questione, è un argomento delicato. Credo che, invece che con la Sony, firmeremo con il Chelsea! Sai, noi amiamo il football!”.
Cosa pensate del fatto che qualche settimana fa il vostro album fosse già disponibile illegalmente su Internet?
“Oh, beh, non ne capiamo molto di queste cose, non siamo degli appassionati di informatica…”.
E del fatto che su iTunes Germania il vostro album sia stato messo in vendita in anticipo per uno sbaglio di data (3 maggio invece che il 30, NDR)?
“Nulla da dire. I tedeschi hanno sempre avuto dei problemi con noi inglesi!”.
Gabriele Lunati<—32a9f5eed5d59c8a43ce2ab91f6a4398—>




