Sunset Boys: l’incontro definitivo tra House e Rock
La strada è quella ed è appena iniziata. E la poesia sta arrivando proprio qui
(originariamente pubblicata su Virgilio Musica, 22 aprile 2005)
2005: l’anno dell’incontro definitivo tra la Club-Culture, cioè la “cultura della consolle”, e il Patrimonio Rock. Il Dj-Set che si trasforma in Dimensione Live, in Concerto, con gruppo e consolle insieme sul palco: “noi facciamo questo, e si dice sia il Futuro che sta diventando Presente. I remix di Nirvana e White Stripes fanno ballare il mondo: ma provate a immaginarvi tutto questo non solo con i Dischi, ma con un ‘Concerto con dentro i Dischi’”.
I genovesi Sunset Boys sono una delle prime house-band della penisola e con il loro “Adrenalinik-House Live” hanno già fatto parecchie volte il giro dell’Italia che balla buona musica. Ecco cosa ci racconta Louis Lunari (louislunari@ tim.it), voce, chitarra, autore e fondatore del gruppo…
Allora Louis, prima di entrare nel dettaglio del progetto Sunset Boys, parlaci di te…
“Io vengo dalla cultura live, dal rock. Dal ‘94 al 2000, il gruppo mio e di mio fratello Mad Max al basso, i Lavori in Corso, è stato molto conosciuto nella scena alternative-rock italiana. Il nostro disco d’esordio nel ‘97 fu candidato al Premio Tenco e al Premio Ciampi, e quasi tutte le major si interessarono a noi: ma era già il ‘98, e nel rock, almeno in Italia, cominciava a morire tutto, compresi i budget per produrre gli artisti…”.
Spiegaci il vostro concetto di “house-band”, anche se il termine “house” è ormai riduttivo…
“Infatti: ormai è il nuovo atteggiamento musicale, che ha rielaborato tutto lo spettro sonoro, dal jazz al rock. ‘House-Band, che poi per me vuol dire ‘Band del Nuovo Rock’, significa che quando scoprii la club-culture mi dissi ‘però, sarebbe bello essere gruppo, canzone, poesia, concerto anche con questo suono’. Mi diede fiducia l’esordio al Covo di Nord-Est di Santa Margherita, con la gente che ci ballava addosso, e le chiamate a Videomusic, che nel 2001 ci invitò a ben quattro programmi grazie alla curiosità di Massimo Bertolaccini, ora a MTV, e Cristina Bondi, braccio destro di Red Ronnie”.
Con che formazione salite sul palco?
“Siamo elastici, dipende da location e contesto. La band al completo è dj, voce/chitarra, basso, batteria/percussioni, synth, sax, poi diciamo che la base di partenza è il Power-Trio (dj, voce/chit., basso). Grande rimpianto è la mancanza di mio fratello, Mad Max: un genio del basso e della musica. Per discografici e giornalisti era ‘lo spettacolo nello spettacolo’”.
Ok i live, ma siete attivi anche in studio…
“Certo, la speranza è proprio lasciare un segno nella musica con i dischi, con le nostre canzoni. I primi due promo, Fly Together e High High, erano club-tracks, per farci conoscere dai dj, e così è stato: li hanno suonati in molti, da Joe T Vannelli, a Ralf, Alex Neri e Bruno Bolla. Ora abbiamo appena finito un electro-remake di Smoke On The Water, firmato come Sunset Boys Factory, lo abbiamo già testato nei principali club genovesi (Mako, Vanilla, Masnada): i dj lo hanno suonato nell’ora di punta, in mezzo alle hit, e la reazione del dancefloor ha stupito noi per primi. Ora stiamo cercando una label”.
Come funzionano i vostri live?
“Il nostro non è un set di improvvisazione, ma un vero e proprio ‘concerto con dentro i dischi’, e il dj è parte integrante del gruppo. Abbiamo vari tipi di concerto, da quello etno-house, allo show sulle house-superhits. Poi c’è il rockin’ house concert, dove rivisitiamo in chiave electro il patrimonio che va dai Pink Floyd agli Stones: è con questo live che siamo entrati nel tempio del Prince di Riccione o al leggendario Brancaleone di Roma”.
Coccoluto una volta ha detto: “il futuro che sta diventando presente è il dj-set che si trasforma in dimensione live”. E’ un po’ la vostra strada…
“Lo ha detto proprio a noi e il mio sogno è andare in tour come i Faithless, che suonano come un disco senza avere dischi sul palco: band sempre al completo, batteria inclusa. Adesso invece dobbiamo essere agili, per fare più cose possibili: l’ultimo Halloween, al Mazda Palace di Genova, abbiamo aperto a Darren Prize (Underworld) e Feel Good Productions in Power-Duo: Vox/Guitar e Dj. Una bolgia di 3.500 persone davanti, e noi solo in due sul palco!”.
Confessaci una cosa, onestamente: quanto è difficile fare musica in anni come questi?
“Io ora mi guardo intorno, vedo che stanno preparando la prossima guerra mondiale, terrificante, non tra stati nazionali, ma fra stati continentali, e mi chiedo ‘ma che cazzo sto qui a fare il pirla con la chitarra’?”.
Però la musica resta un sogno…
“Quanto era bello, da ‘magnifici ingenui’, piangere ascoltando “Imagine”, pensando che una canzone potesse cambiare il mondo? Ma era davvero bello, visto che era un’illusione e l’illusione è una forma di ignoranza, e l’ignoranza prima o poi ti frega…”.
Gabriele Lunati

