Hello William

Premetto e confesso che ho un’adorazione particolare per questo personaggio; quasi fanatica, direi, anche se io sono solito non essere “fan” in generale.
Hello Waveforms è l’album che segna il ritorno sulla scena di William Orbit, il produttore che negli anni Novanta fece la fortuna dell’allora esordiente Seal e rese i suoi preziosi servigi a star del calibro di Madonna (Ray of Light), U2 (Electrical Storm) e Blur (13).
Ha registrato e prodotto il nuovo materiale tra Londra e varie location statunitensi e il disco ha fornito l’occasione per una reunion con Laurie Mayer, e per avere ospiti come Finley Quaye, le Sugababes e Kenna.
E il fatto meraviglioso è che l’album è pure un piccolo gioiello, di quelli che ormai non si ascoltano più da tempo nel saturo panorama “globalizzato” della musica elettronica.
Ok, sono trascorsi ben sei anni dall’ultimo lavoro (era infatti il 2000 quando il mago dell’elettronica inglese sfornò “Pieces in a modern styleâ€) e il buon William Wainwright (vero nome di Orbit) ha avuto tutto il tempo per mettere nero su bianco ogni singolo loop, ogni lieve modulazione dei suo synth, senza lasciare nulla al “già sentito” o all’autocitazione.
Resta il fatto che già dal primo ascolto il disco diventa irresistibile. Grazie, William, sei in playlist a rotazione.
TRACKLIST:
“Sea greenâ€
“Humming chorusâ€
“Surfin’â€
“You know too much about flying saucersâ€
“Spiralâ€
“Who owns the octopus?â€
“Bubble universeâ€
“Fragamosiaâ€
“Firebrandâ€
“They live in the skyâ€
“Colours from nowhereâ€
Dettaglio di servizio: la carriera di William Orbit iniziò negli anni Ottanta con la formazione new-wave britannica dei Torch Song.

