Archive for March, 2006

My life in the bush of ghosts

Friday, March 31st, 2006

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Era il 1981 quando David Byrne e Brian Eno partorivano un album seminale che è poi diventato punto di riferimento sia musicale che per il lavoro grafico che lo accompagnava. Grazie a Downloadblog.it vi segnalo il sito My life in the bush of ghosts, progetto che prevede la possibilità di remixare due brani che verranno rilasciati con licenza Creative Commons: a breve saranno disponibili le varie tracce e il sito stesso diventerà punto di riferimento per ascoltare questi remix e votarli.

Questo il comunicato stampa:

Nonesuch Records & EMI are proud to announce the release on April 11 of seminal collaborative album ‘My Life In The Bush Of Ghosts’ by Brian Eno and David Byrne. Originally released in 1981, and recorded 25 years ago, this critically lauded album was the first mainstream release to heavily incorporate ‘found sounds’ and ethnic beats. 

This new version has been remastered by Greg Calbi at Sterling Sound (Interpol / Kings Of Leon) and features eight bonus tracks. These extra tracks are outtakes and ideas from the album’s sessions from throughout 1979 and 1980 and have been specifically chosen by David and Brian.

The packaging will differ from all previous Eno reissues — a jewel case within a slipcase, plus very special added extras. The slipcase and artwork have been designed by Peter Buchanan Smith (Wilco’s ‘A Ghost Is Born’), and 24 pages of sleevenotes have been provided by David Toop and David Byrne.

David Byrne has personally overseen the tracklisting and remastering.

Baghdad Burning

Wednesday, March 29th, 2006

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Un blog è stato candidato ad uno dei più prestigiosi premi letterari inglesi e non si tratta, per fortuna, di un diario on line come tanti.

Baghadad brucia è infatti il racconto quotidiano di una ventisettenne programmatrice che ha perso il suo lavoro perché da quando è scoppiato il conflitto era diventato troppo pericoloso andare in ufficio da sola nella capitale irachena.

Il suo diario online è stato pubblicato in forma di libro e selezionato tra i 19 finalisti del Samuel Johnson Prize-BBC Four del valore di 30.000 sterline (quasi 50.000 euro), riservato ad opere storiche, memorie e biografie.

E’ la cronaca di “tre anni d’occupazione e di massacri”, in cui crescono la delusione, la paura e la rabbia per il “nuovo Iraq” del dopo Saddam Hussein.

Riverbend, questo il nick dell’autrice, ha iniziato il blog nell’agosto del 2003 e ha scelto di rimanere anonima: “sono donna, irachena e ho 24 anni. Sono sopravissuta alla guerra. E’ tutto quello che vi serve sapere. E comunque, è tutto quello che conta di questi tempi”.
Ha perso il suo impiego come programmatrice perché a Baghdad, per una donna, andare al lavoro da sola era diventato troppo rischioso.

Il vincitore del Samuel Johnson Prize sarà annunciato a Londra il 14 giugno in una cerimonia all’hotel Savoy. Tra gli altri finalisti ci sono opere sulla guerra fredda, sulle donne di Mozart e sulla vita di Shakespeare.

L’edizione cartacea di Baghdad brucia uscirà invece a maggio, dopo che l’editore Maryon Boyars ha acquistato i diritti per la pubblicazione legittimando così un fenomeno, quello dei blog, tramite la carta stampata.

Una strage dimenticata, o quasi

Wednesday, March 29th, 2006


Dal 6 e l’11 aprile del 1944, sull’appennino che divide il Piemonte e la Liguria tra la provincia di Alessandria e quella di Genova, venne compiuto uno spaventoso rastrellamento delle forze partigiane ad opera delle truppe nazi-fasciste. Di questi tragici avvenimenti e di quelli che seguirono ho scritto in questo libro qualche anno indietro.
Qui di seguito trovate un sunto dei due capitoli centrali della ricerca che raccontano in sintesi cosa avvenne in quei giorni di fuoco e sangue.
Purtroppo, per ragioni di spazio e di velocità di lettura on line, ho scelto di omettere qui gran parte delle testimonianze dirette e di limitare il post alla semplice descrizione dei fatti…

Sembra difficile pensare che a scatenare i drammatici eventi della Pasqua del 1944 possa essere stata l’ultima azione della III° Brigata Liguria, come invece viene riportato in un rapporto della GNR di Genova:

“In seguito all’uccisione di un gendarme tedesco, di un interprete e un autista e al ferimento di due sottufficiali germanici, eccidio verificatosi il 5 corrente verso le 17.30, in località Laisso a 6 km. dall’abitato di Masone, il Comando Tedesco, d’intesa col Capo della Provincia, ha adottato nei comuni di Masone, Rossiglione, Campoligure, Campomorone, gravi misure di polizie tra cui il rastrellamento operato sul Monte Tobbio […]”1.

E’ utile pertanto riassumere brevemente le modalità degli eventi del rastrellamento, su cui peraltro esiste una diffusa letteratura e memorialistica resistenziale. Nella notte tra il 5 e il 6 aprile, con una manovra d’accerchiamento, fu bloccata l’intera zona tra la Valle Scrivia e la Valle Stura, interrompendo tutte le strade poste ai margini. Le truppe nazi-fasciste si mossero da Lerma, Carrosio, Voltaggio, Masone, Rossiglione e Campomorone: tre colonne composte da circa 1000-1500 granatieri della 356° divisione di fanteria tedesca comandati dal colonnello Rohr, circa 350 repubblichini della GNR e qualche decina di bersaglieri. Alle prime luci dell’alba la colonna proveniente da Voltaggio venne avvistata dagli uomini del comandante Odino, che ordina all’intera Brigata Autonoma di ripiegare verso l’intendenza della Benedicta, lasciando a protezione una retroguardia comandata da Giuseppe Merlo e Isidoro Pestarino, con il compito di difendere il grosso della Brigata nella manovra di sganciamento e di occultare materiale vario e documenti: a sua volta la retroguardia, composta da trenta uomini appostati sul Monte Lanzone, si spezza in due tronconi, di cui il primo resta bloccato tra il Monte Roverno e il Monte Tobbio, mentre il secondo raggiunge il resto della Brigata.

Contemporaneamente, le truppe di rastrellamento provenienti dal versante ligure sfondano la difesa dei russi a Piani di Praglia e si dirigono verso le capanne di Marcarolo, dove ha sede il comando della III° Brigata Liguria: nella medesima direzione furono inviate le staffette dai vari distaccamenti per ricevere ordini, ma il comando era già stato evacuato prima ancora dell’arrivo dei tedeschi e questo determinò lo sbandamento della maggior parte delle formazioni garibaldine, abbandonate a se stesse e private di un collegamento operativo. Soltanto il 2°, il 4°, il 5° e il distaccamento Gap opposero una forte resistenza al Monte Colma, sul Monte Tobbio, ai Laghi della Lavagnina e vicino al Monte Tugello.

La Brigata Alessandria, giunta nelle vicinanze della Benedicta, si spezzò ancora in due tronconi: il primo cadde immediatamente accerchiato appena giunto nei pressi dell’intendenza garibaldina, mentre i quaranta uomini del secondo riuscirono a rifugiarsi in una grotta del fiume Gorzente, la “Tana del Lupo”, ma furono ugualmente scoperti verso la fine del pomeriggio ed imprigionati insieme agli altri partigiani, radunati nel frattempo nell’antica cappella della Benedicta.

Questi, all’alba del 7 aprile, vennero condotti sul sentiero che porta al torrente Gorzente e fucilati a gruppi di cinque per volta: alla sera si contarono settantacinque cadaveri, mentre il comandante Odino fu momentaneamente tradotto alla Casa dello Studente di Genova.

Nella notte tra il 7 e l’8 aprile, proseguirono i rastrellamenti, che investirono parte della III° Brigata Liguria, uscita quasi pressoché indenne dalla prima fase dell’operazione: trenta uomini del 5° distaccamento furono fatti prigionieri insieme al loro comandante Emilio Casalini (Cini), che verrà fucilato insieme ad altri 9 partigiani, a Voltaggio:

“[…] I tedeschi volevano pubblicizzare la sua cattura, avvenuta a Passomezzano, e lui li accontentò: ovunque transitava si ergeva in piedi, rigido, sulla macchina scoperta e, simbolo non comune di saldezza morale e ideale, salutava tutti con il pugno chiuso teso in alto. Transitò, così, per Voltaggio, Masone, Campomorone, Crocefieschi e ancora Voltaggio, dove con un processo burletta venne condannato a morte. Gli era stata offerta la possibilità di salvarsi passando ai tedeschi, ma la rifiutò; si era offerto di morire al posto dei ragazzi che erano con lui, ma gli fu negato; al momento della fucilazione fece osservare al comandante del plotone di esecuzione l’irregolare formazione e, allora, venne accontentato e il plotone di esecuzione raddoppiato […]”.

A Masone furono concentrati quaranta uomini rastrellati tra Campoligure e Rossiglione: di questi, tredici verranno giustiziati il giorno seguente a Villa Bagnara. Nella notte quattordici ragazzi inermi vennero trucidati a Passomezzano così come una squadra di sette uomini, caduti in una imboscata tra Cravasco e Piani di Praglia e giustiziati a Isoverde. Tre giorni dopo, l’11 aprile, mentre le truppe tedesche avevano già ricevuto l’ordine di abbandonare la zona, altri otto partigiani della Brigata Alessandria furono passati per le armi.

Le ricerche più recenti, basate direttamente sulle fonti germaniche, hanno permesso di mettere a fuoco alcuni dubbi insoluti, ma anche di ridimensionare certi aspetti strettamente militari riguardanti i fatti della Pasqua 19446. Risulta evidente, ad esempio, quanto i tedeschi, già dal febbraio, temessero uno sbarco delle forze alleate sulle coste della riviera ligure e per questo avevano l’assoluta necessità di liberare le strade di transito, nel contesto di una più complessa operazione antisbarco denominata “Grete”:

“[…] Nell’eventualità dell’ipotesi Grete […] è indispensabile che i centri di gravità dell’attacco contro la costa siano applicati sulle ali estreme e cioè nella direzione delle strade che conducono a Savona e a Genova […] per l’attuazione del piano previsto è di decisiva importanza l’immediata messa sotto controllo dei passi montuosi, tramite i reparti mobili avanzati opportunamente predisposti […]”.

“[…] Esistono segnalazioni sull’esistenza di un gruppo di bande nella zona di Castelletto (35 km. a Nordovest di Genova) a Voltaggio (23 km. a Nord-Nordovest di Genova) […] Il Comando del LXXV Corpo d’armata ha predisposto una operazione di annientamento e intrappreso le adeguate esplorazioni. L’azione è programmata per l’inizio di aprile […]”.

Non sembra però che i comandi tedeschi disponessero, prima dell’operazione, di informazioni effettivamente accurate: da un’altra relazione del primo marzo, spedita dal comando del LXXV corpo d’armata e diretta al reparto d’armata Von Zagen, si parla di parecchi piccoli reparti nella zona di Capanne di Marcarolo, Monte Tobbio e Ronco, espressamente “di un accampamento con circa cento uomini nella zona di Capanne di Marcarolo”. Dati decisamente in contrasto con i rapporti volutamente o incautamente fantasiosi ed esagerati del comando provinciale della GNR; da una segnalazione su circa mille ribelli si passa, dopo alcuni giorni, a cifre raddoppiate, ovvero duemila ribelli di cui mille ben armati. Da escludere, come è già stato fatto notare, che queste cifre siano state gonfiate dai fascisti repubblicani per sollecitare un massiccio intervento di forze tedesche che liberasse definitivamente le valli dalla presenza dei ribelli. E’ più credibile pensare ad una scarsa verifica da parte della GNR riguardo alle proprie fonti informative, ad una avventatezza da parte di questi nel trascrivere testualmente nei loro rapporti tutti i dati degli informatori, senza curarsi minimamente di filtrarli. Un esempio chiaro può esserne la conferma: il 15 marzo, l’agente della GNR G. B. Moretti trasmette al suo comando le informazioni passategli dalla spia Giorgio Delitala9, secondo il quale i partigiani stanziati intorno alla Benedicta ammontavano a circa tremila unità, mescolando ad informazioni precise notizie totalmente infondate. E’ anche vero che i tedeschi non sembrano aver tenuto in gran conto le informazioni della GNR, poiché lo spiegamento di forze effettivamente schierato in campo non corrispose ad un avversario delle dimensioni ipotizzate dai rapporti firmati dal colonnello Togni, comandante provinciale della GNR. Se da un lato, come afferma Pansa, è probabile che gli attacchi partigiani alle postazioni fasciste, le imboscate e l’occupazione di Voltaggio abbiano rafforzato il proposito delle autorità militari e di polizia tedesche di sbarazzarsi delle formazioni partigiane, è indubbio che l’operazione di rastrellamento della Benedicta facesse parte di un ben più ampio progetto offensivo primaverile da parte delle forze germaniche.

Lo studio delle fonti tedesche ha inoltre ridimensionato drasticamente le cifre e i mezzi impiegati dalle truppe nazi-fasciste. Lo stesso Battaglia parla di circa 20.000 uomini, affermazione peraltro ripresa da molti autori, mentre Pansa cita cautamente alcune migliaia di uomini, per la maggior parte tedeschi, tra cui Alpenjager e gendarmeria.

Premesso che il calcolo delle forze a disposizione del LXXV corpo d’armata porta inevitabilmente ad escludere una cifra così sproporzionata, poiché ventimila uomini significava impiegare una divisione e mezza (mentre a difesa delle coste liguri e del mar Tirreno erano stanziate due divisioni di fanteria, tre battaglioni da fortezza ed una divisione corazzata, per una cifra non superiore a quarantacinquemila unità), dalle fonti tedesche si può determinare che il rastrellamento della Benedicta fu eseguito dalle seguenti truppe: la 356° divisione di fanteria, in particolare dal I battaglione dell’869° reggimento granatieri, dalla gendarmeria dipendente dall’871° reggimento granatieri e da reparti di quest’ultimo reggimento, comandati dal colonnello Rohr, per un totale stimato tra i mille e i millecinquecento uomini. A questi si aggiunsero trecentoventi - trecentocinquanta militi della GNR ed un numero imprecisato, qualche decina, di bersaglieri. Alcune testimonianze confermano poi la presenza di almeno una ventina di SS, ufficiali, sottufficiali ed interpreti di stanza alla casa dello studente di Genova, inviati sul posto per condurre gli interrogatori dei prigionieri catturati. Si trattava infatti del Kommando Andorfer, da nome dell’ufficiale austriaco che ne era a capo, l’SS Obersturmführer Herbert Andorfer. Tale Reparto altro non era se non un distaccamento mobile della Sicherheitpolizei, molto spesso utilizzata nelle operazioni antipartigiane di rastrellamento. Da escludere la presenza di Alpenjäger come invece affermato da Pansa e da altri autori che alla sua ricerca si richiamano. La partecipazione di tali gruppi non risulta riportata in alcun documento ufficiale e neppure nei resconti partigiani del’accaduto.

Ricerche più recenti hanno dimostrato che ci troviamo forse davanti a un tipico caso di sovrapposizione nella memoria di eventi tragicamente simili fra loro. Inoltre nessun corpo miltare tedesco si è mai denominato” Alpenjäger”; nell’esercito germanico esistono infatti formazioni specializzate nella guerra di montagna ed equiparabili ai nostri alpini, ma sono sempre state denominate “Gebirgsjäger”, ovvero “Cacciatori di montagna”.

Anche se non coincidono esattamente tutte le ricostruzioni riguardanti il numero delle vittime del rastrellamento (ma le differenze sono minime), si può rilevare quanto segue: i morti dell’operazione sono stati 145 e 368 i prigionieri (tra i tedeschi/repubblicani 4 morti, 11 feriti leggeri, 8 feriti gravi).
Infatti agli uomini catturati durante il rastrellamento vanno aggiunti i giovani abitanti nella zona dell’operazione, considerati un pericoloso bacino di alimentazione per il partigianato locale e convocati con manifesti ed esplicite minacce. Mentre i partigiani erano destinati a Mathausen e ai suoi sottocampi (Ebensee, Gusen, Linz), questi ultimi sarebbero stati utilizzati come operatori coatti nel Reich:

“Nella zona del Monte Tobbio (circa 19 chilometri a sud di Novi Ligure) la 356° divisione di fanteria ha condotto a termine un’azione antipartigiana […] nel cui ambito già 366 (368) persone atte al lavoro, che si trovavano nel territorio infestato dai banditi, sono state rastrellate ed inviate nel Reich per essere utilizzate come lavoratori coatti”.

Non a caso la Militarkommandantur 1014, comando distrettuale di Alessandria, sottolinea la riuscita dell’operazione e la cattura di un numero così alto di persone: sia per giustificare l’operazione stessa, sia per sopperire allo scarso arruolamento di italiani da inviare come lavoratori in Germania nei mesi precedenti.
Prima di essere trasportati a più riprese sui treni per i campi di concentramento, i prigionieri furono collocati a Villa Rosa, una casa di piacere di Novi Ligure adibita per l’occasione a prigione. Dei 368 prigionieri, 191 giunsero sicuramente a Mathausen: 144 morirono, 30 sopravvissero sino alla liberazione (26 ancora viventi nel 1991), mentre non si è riusciti a ricostruire la sorte degli altri 17. Funesta appendice della tragedia delle Benedicta fu l’eccidio del Turchino ad opera dei soldati della Kriegsmarine e della SS, avvenuto la mattina del 19 maggio 1944 e durante il quale furono fucilati 59 martiri: di questi, 17 erano stati arrestati durante le operazioni intorno al Monte Tobbio14.

Evoluzione della specie

Monday, March 27th, 2006

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Grazie al caro Popposoft mi sono risvegliato da un torpore informatico in cui sguazzavo da mesi e ho fatto l’upgrade di Word Press, sistema con cui gestisco queste misere pagine. La versione 2.0.2 sta già dando grandi soddisfazioni…

E finalmente funzionano i FEED RSS anche con gli aggregatori… e non solo con Firefox.

Grazie a dio (?) c’è Elvis

Thursday, March 23rd, 2006


Costello, non Presley, intendiamoci. Sto ascoltando a rotazione un album meraviglioso dove il buon Elvis è davvero all’altezza delle aspettative, con sfumature Jazz e un’orchestra solida alle spalle, fresco dell’esperienza con Bacharach. E si sente, eccome.
Vale tutto l’acquisto (per inciso, su iTunes Music Store costa solo 9,99 euro per ben 18 brani).
My Flame Burns Blue
Elvis Costello
Live from the North Sea Festival
with the Metropole Orkest
+ Bonus: Il Sogno Suite (edited version)
LSO, Michael Tilson Thomas

CD |D|D|D| 477 5961

Nunca mas: trent’anni dopo

Thursday, March 23rd, 2006


Era la vigilia di Natale del 1975, quando il generale Jorge Rafael Videla dà un ultimatum di novanta giorni al governo argentino perchè ristabilisca l’ordine nel paese in tumulto. In caso contrario ci avrebbero pensato i militari.

E così avvenne. il 24 marzo 1976, esattamente novanta giorni dopo. Videla quel giorno prende il potere con un golpe quasi silenzioso, impossesandosi della Casa Rosada, il palazzo presidenziale. Isabel Martìnez Peron, moglie ed erede del carismatico Juan Peròn, morto l’anno prima, fugge dal tetto del palazzo in elicottero.
La chiamavano Isabelita.

Nel paese già prima del golpe esisteva un gruppo paramilitare: la Triplice A (Alleanza Anticomunista Argentina) fondata da Lopez Rega sul modello degli squadroni della morte. Loro compito era l’eliminazione degli oppositori, fossero questi deputati, preti, sindacalisti, giornalisti, operai o studenti. Ma i loro principali obiettivi erano i guerriglieri urbani, i Montoneros. Anche per i milita­ri l’esistenza della Triplice A faceva molto comodo in quanto le si poteva attribuire qualsivogliia crimine politi­co. Le forze dell’ordine, e molte volte l’Esercito, usavano le stesse macchine senza targa, gli stessi meltodi e perfino le stesse persone. La Triplice A fu attiva fino al primo giorno del colpo di stato, dopodiché non apparve più pubblicamente con que­sto nome e i suoi mèmbri entrarono a far parte dei gruppi clandestini della dittatura.

II 24 marzo 1976, si diceva, il potere passò ai militari senza nessun incidente. Vennero sospese le attività dei partiti politici e dei sindacati, ma si fece sapere che queste erano misure transi­torie e che la Giunta militare aveva come obiettivo il raffor­zamento della struttura democratica del paese. Gli argentini avrebbero dovuto abituarsi a questo tipo di paradosso. Debole, quasi formale, comunque attendista, fu la reazio­ne internazionale. Sembrava evidente che Videla non era Pinochet così come Isabel Perón non era Salvador Allende. Il paragone con il caso cileno non è di grande aiuto e purtroppo la condanna internazionale sarebbe arrivata troppo tardi.

La Giunta militare volle eliminare tutti i suoi nemici senza che si diffondesse la coscienza di tale annientamento. Fu inven­tata una strategia rivoluzionaria: niente arresti di massa, niente carceri, niente fucilazioni ne assassinii clamorosi co­me quelli della Triplice A. Gli oppositori sarebbero stati se­questrati da gruppi non identificati, caricati su vetture senza targa e fatti scomparire. Videla aveva dato un ordine ben preciso: “Uccidere tutte le persone necessarie affinchè torni la pace in Argentina“.

Ebbe così inizio, lentamente, il più grande genocidio del­la storia argentina, quello dei Desaparecidos.
Commissariati di polizia, caserme, mattatoi e scuole sono trasformati in campi di concentramento, 340 in tutto.
Vengono uccise in totale 10mila persone, ma 30mila spariscono. Per sempre.

Nella RETE:
- The Argentine Forensic Anthropology Team
- Desaparecidos: scheda storica :: Studi per la pace
- Desaparecidos.org
- Nunca Mas

In TV:
Seconda patria, documentario diretto e prodotto da Daniele Cini.
History Channel, venerdì 24 marzo, ore 21

Morrissey, Gigliola e Pasolini

Tuesday, March 21st, 2006


Della serie “una di quelle interviste che avrei voluto fare nella vita…”. Già perché è dura, anzi durissima, accorgersi che, sebbene gli anni volino via inesorabili, i musicisti o i personaggi della musica che riescono ancora ad emozionarti sono sempre quelli, magari gli stessi che cantavi 15 o 20 anni fa a squarcia gola chiuso in una cameretta di una casa di provincia a imprecare contro il mondo come un incompreso (bedroom rebels fatevi avanti…).

Vi segnalo pertanto queste quattro chiacchiere che Gianni Santoro ha pubblicato su XL dopo aver incontrato Morrissey, ex leader degli Smiths, vera e propria icona british del pop.

Ora: se non sapete chi sono gli Smiths, è un problema vostro, potete passare oltre, leggere post di questo blog molto più interessanti, oppure soffermarvi su questa citazione che lo stesso Santoro riprende da un vecchio articolo di una rivista inglese che non c’è più.

Deve essere divertente essere gli U2. Immaginate. Siete la più grande band del pianeta. I media sono ai vostri piedi, i concerti sold out ovunque, alzate il telefono e parlate con i politici del pianeta, in milioni comprano i dischi. Eppure nel profondo del cuore sapete di non valere neanche un briciolo degli Smiths. E la stessa cosa si potrebbe dire per Guns N’Roses, Nirvana, Bruce Springsteen e tutti i colossi del rock. Diciamoci la verità: nessuno è come gli Smiths“.

Comment is free…

Sunday, March 19th, 2006


Riprendo questo articolo dalla rubrica di Vittorio Zambardino su Repubblica.it per segnalarvi Comment is free, un nuovo sito del portale del londinese The Guardian, voluto e messo on line da Giorgina Harris, neo vice direttore del quotidiano, che per lungo tempo ha curato il sito. La novità sta non tanto nell’apertura dell’ambiente del giornale a un gruppo di blogger privati, che scelgono un argomento e svolgono la consueta attività di “nanopublishing” quotidiano, quanto nell’integrazione di questa attività, ormai consolidata, con il concetto del “giornale aperto”.

20 Marzo 1994

Saturday, March 18th, 2006


Era il 20 marzo 1994, quando a Mogadiscio furono uccisi barbaramente Ilaria Alpi, giornalista del tg3 e Miran Hrovatin, telecineoperatore free lance. Sono passati 12 anni dalla morte di Ilaria e Miran.
Questo sito, che raccoglie tutto quello che si è detto e scritto su questo caso, vuole continuare a mantenere vivo il ricordo. E per farlo vuole continuare a dare voce a tutti i vostri pensieri o riflessioni su Ilaria e Miran. Ogni vostra mail sarà pubblicata e inviata anche ai genitori di Ilaria e agli amici di Miran, Gianfranco Rados e i colleghi della Videoest. Potete inviare i vostri pensieri: info@ilariaalpi.it
Giorgio e Luciana Alpi, i genitori di Ilaria, desiderano ringraziare tutti coloro che testimoniano con messaggi, affetto e riconoscimento al loro lavoro per la ricerca della verità.

Quest’anno sarà “Iran, parole in libertà” a ricordare l’anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, con una serata dedicata alla libertà di stampa in Iran per la liberazione del giornalista dissidente iraniano Akbar Ganji, detenuto in carcere.

TUTTE LE INFO QUI

W l’Italia di Iacona

Saturday, March 18th, 2006


Riccardo Iacona è un ottimo giornalista e una persona per bene, un esempio rincuorante di professionalità, di rigore e di umanità.
E ancora una volta ci ha dato una grande lezione di giornalismo con la nuova serie su RAI TRE, W l’Italia.

[Fonte www.raitre.rai.it]
W L’Italia è il titolo unificante del nuovo ciclo di inchieste firmate da Riccardo Iacona e destinate alla prima serata di RAITRE. In tre domeniche successive il 12,19,26 marzo alle 21.30. Un unico “viaggio”, diviso in tre parti, attraverso l’Italia del disagio e del difficile rapporto tra pubblico e privato sui temi scottanti dell’emergenza abitativa, della situazione critica degli Ospedali e dell’ intricato e complesso funzionamento della “macchina della giustizia”.

1 puntata: “CASE!” - domenica 12 marzo alle 21.30
Un racconto “dal basso”fatto di storie, che parte da Milano dove il boom dei prezzi delle case e la speculazione immobiliare si estende ormai dal centro storico alla periferia costringendo nuovi poveri, anziani, giovani disoccupati, famiglie monoreddito, a soluzioni di sopravvivenza drammatiche.
Consulenza: Livia Borghese e Samuel Cogliati. Montaggio: Paolo Carpineta - Alexio Davoli

2 puntata: “OSPEDALI!” domenica 19 marzo alle 21.30
La signora Anna Montalbo’ cade nella sua casa di Polignano a Mare ,un comune a trenta chilometri da Bari , alle 9 del mattino del 7 gennaio dell’anno scorso . Da quell’ora fino alle quattro e mezza del pomeriggio in tutta la provincia di Bari non si riesce a trovare una neurochirurgia in grado di svuotare l’ematoma che la sta uccidendo . Per otto ore il sistema sanitario pubblico della provincia di Bari non riesce a dare assistenza alla signora Anna e quando finalmente trovano una neurochirurgia ormai e’ troppo tardi : la signora Anna muore senza che neanche si sia provato a salvarle la vita.
Parte da questa storia il viaggio di Riccardo Iacona nella sanita’ pubblica pugliese che attraversa decine di piccoli e grandi ospedali : come mai si muore ancora negli ospedali del Sud? Come mai gli standard sanitari sono cosi’ diversi da quelli del centro nord ? Come sono stati spesi i tanti soldi che pure sono stati stanziati per la sanita’ pubblica pugliese? Dove vanno a curarsi i malati che non trovano risposte sul territorio?
Montaggio: Paolo Carpineta - Marco Spinnato

3 puntata :”TRIBUNALI!” domenica 26 marzo
Terza tappa da Napoli,dal Palazzo di Giustizia piu’ grande d’Italia l’inchiesta si allarga a Santa Maria Capua Vetere e Torre Annunziata zone tra le più vessate dalla criminalità organizzata, dove la macchina della giustizia sopporta a fatica l’enorme numero di processi sempre più spesso a rischio prescrizione.
Montaggio: Paolo Carpineta - Marco Spinnato

Alle tre puntate della nuova serie si aggiunge il 2 aprile la replica di W LA RICERCA, già in onda nel 2005. Una scelta non casuale per chiudere con un tema di grande attualità, quello dello stato della Ricerca in Italia, della fuga dei cervelli all’estero e degli scarsi finanziamenti a un settore sul quale invece,ora più che mai, si gioca il futuro del paese.