Nunca mas: trent’anni dopo


Era la vigilia di Natale del 1975, quando il generale Jorge Rafael Videla dà un ultimatum di novanta giorni al governo argentino perchè ristabilisca l’ordine nel paese in tumulto. In caso contrario ci avrebbero pensato i militari.

E così avvenne. il 24 marzo 1976, esattamente novanta giorni dopo. Videla quel giorno prende il potere con un golpe quasi silenzioso, impossesandosi della Casa Rosada, il palazzo presidenziale. Isabel Martìnez Peron, moglie ed erede del carismatico Juan Peròn, morto l’anno prima, fugge dal tetto del palazzo in elicottero.
La chiamavano Isabelita.

Nel paese già prima del golpe esisteva un gruppo paramilitare: la Triplice A (Alleanza Anticomunista Argentina) fondata da Lopez Rega sul modello degli squadroni della morte. Loro compito era l’eliminazione degli oppositori, fossero questi deputati, preti, sindacalisti, giornalisti, operai o studenti. Ma i loro principali obiettivi erano i guerriglieri urbani, i Montoneros. Anche per i milita­ri l’esistenza della Triplice A faceva molto comodo in quanto le si poteva attribuire qualsivogliia crimine politi­co. Le forze dell’ordine, e molte volte l’Esercito, usavano le stesse macchine senza targa, gli stessi meltodi e perfino le stesse persone. La Triplice A fu attiva fino al primo giorno del colpo di stato, dopodiché non apparve più pubblicamente con que­sto nome e i suoi mèmbri entrarono a far parte dei gruppi clandestini della dittatura.

II 24 marzo 1976, si diceva, il potere passò ai militari senza nessun incidente. Vennero sospese le attività dei partiti politici e dei sindacati, ma si fece sapere che queste erano misure transi­torie e che la Giunta militare aveva come obiettivo il raffor­zamento della struttura democratica del paese. Gli argentini avrebbero dovuto abituarsi a questo tipo di paradosso. Debole, quasi formale, comunque attendista, fu la reazio­ne internazionale. Sembrava evidente che Videla non era Pinochet così come Isabel Perón non era Salvador Allende. Il paragone con il caso cileno non è di grande aiuto e purtroppo la condanna internazionale sarebbe arrivata troppo tardi.

La Giunta militare volle eliminare tutti i suoi nemici senza che si diffondesse la coscienza di tale annientamento. Fu inven­tata una strategia rivoluzionaria: niente arresti di massa, niente carceri, niente fucilazioni ne assassinii clamorosi co­me quelli della Triplice A. Gli oppositori sarebbero stati se­questrati da gruppi non identificati, caricati su vetture senza targa e fatti scomparire. Videla aveva dato un ordine ben preciso: “Uccidere tutte le persone necessarie affinchè torni la pace in Argentina“.

Ebbe così inizio, lentamente, il più grande genocidio del­la storia argentina, quello dei Desaparecidos.
Commissariati di polizia, caserme, mattatoi e scuole sono trasformati in campi di concentramento, 340 in tutto.
Vengono uccise in totale 10mila persone, ma 30mila spariscono. Per sempre.

Nella RETE:The Argentine Forensic Anthropology TeamDesaparecidos: scheda storica :: Studi per la paceDesaparecidos.orgNunca Mas

In TV:
Seconda patria, documentario diretto e prodotto da Daniele Cini.
History Channel, venerdì 24 marzo, ore 21<—6b8ab21868ef35f17b15781addb698e8—>

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