Archive for June, 2008

Momene

Tuesday, June 24th, 2008

Di quando vinse Momene non si ricorda più nessuno. E’ trascorso troppo tempo e la sua vittoria di tappa al Giro d’Italia, una delle poche di rilievo nella sua carriera, resterà sepolta per sempre negli annali del ciclismo.
Pensavo a tutte queste cose sabato, per l’esattezza sabato 21 giugno, fatidico giorno del mio compleanno.

Quando vinse Jose Antonio Momene era il 26 maggio del 1968, sesta tappa del Giro d’Italia, la Sanremo-Alessandria: duecentoventitre chilometri con il Gran Premio della Montagna piazzato sul Passo Monte Giovo (questo lo vinse Rafael Diaz Justo).
Nessuno si ricorderà della sua impresa, dicevo, così come in pochi ebbero occhi e applausi per lui quel giorno. La maggior parte della folla era distratta dalla presenza di Gianni Rivera, alessandrino d.o.c., il golden boy della città con la nebbia, amato protagonista del calcio italiano e asso del Milan, che quell’anno vinse pure lo scudetto.

Marco e Luciana, cioè mio padre e mia madre, erano lì, al traguardo in piazza Garibaldi, sotto l’afa alessandrina e la temperatura di un maggio impietoso che ancora adesso mi raccontano del caldo che faceva e di come lei, mia madre, dovesse sopportarlo con il suo vestito di lana premamam: già perché a quei tempi di soldi ce n’erano proprio pochi e di vestiti ne aveva solo tre, e tutti pesanti.

Non fu un’impresa facile. Il pancione di otto mesi e mio padre che faceva largo come un ariete tra la folla scalpitante per arrivare sino alle transenne. Non fu un’impresa facile, ripeto, ma alla fine vi riuscirono e videro l’arrivo, la carovana, la volata, il sogno.

La corsa rosa terminò il 12 giugno 1968 con la vittoria del cannibale Eddy Merckx: io nacqui 9 giorni dopo, quaran’anni fa.

Quello fu il mio primo Giro d’Italia.

Ancora un giorno

Thursday, June 19th, 2008

“Mi chiusi in camera e comincia a telefonare. Il telefono funzionava. L’assoluto esiste in teoria, ma mai nella pratica. Anche nel muro più compatto c’è sempre (o, comunque, noi speriamo che ci sia, il che è già qualcosa) uno spiraglio. Anche quando abbiamo l’impressione che niente più funzioni, qualcosa continua a funzionare, consentendoci un minimo di esistenza. Anche in mezzo a un oceano di male, qua e là emergono verdi e fertili isolotti visibili all’orizzonte. Anche la peggiore situazione in cui possiamo trovarci si scompone in fattori primi tra i quali ce n’è sempre uno cui afferrarsi come a un ramo d’arbusto sulla riva, per resistere al risucchio che ci trascina a fondo. Quello spiraglio, quell’isola, quel ramo ci mantengono a galla dell’esistenza.”

Ryszard Kapuscinski
Ancora un giorno

Tutti al Surfer’s Den (o chi ne ha voglia)

Saturday, June 7th, 2008

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