Musica, accesso e proprietà: qualche riflessione

Rileggendo l’amato Leonhard in previsione della tavola rotonda al Copyleft Festival, mi sono segnato queste riflessioni su cui rimuginare ulteriormente.

La digitalizzazione della musica ha liberato per sempre la musica stessa dalle catene del prodotto fisico: non ha più plastica in cui essere contenuta per raggiungere l’ascoltatore.

La musica potrebbe spostarsi liberamente da un artista al desktop di un manager o di un agente all’editing suite di una società di produzione cinematografica, e una volta che questo flusso sarà veramente organizzato e molto più user-friendly, si vedrà aumentare ancora più l’uso della musica.
Quando i cancelli saranno finalmente aperti e la Liquidità sarà il mantra ufficiale, la musica diventerà veramente onnipresente e i profitti cominceranno a fluire da fonti precedentemente inimmaginabili (e irraggiungibili).

I consumatori avranno accesso alla “loro” musica in ogni momento, in ogni luogo e il suo possesso fisico sarà, di fatto, più di un handicap o rimarrà una prerogativa dei collezionisti: La musica sarà sempre più come l’acqua e i provider di musica diventeranno utilities.

La multipiattaforma e l’accesso mobile alla musica saranno i settaggi di base, permettendo ai consumatori di “Riempire” il loro supporto musicale dal benzinaio, in stazione e al bar, usando applicazioni wireless.

La Mobile music supporterà ogni tipo d’interattività tra gli utenti, come condivisione di playlist e filtraggio collaborativo e il potere di memorizzazione sarà virtualmente illimitato, con supporti che raggiungeranno fino a un terabyte di memoria entro i prossimi cinque anni.
Accessi flat-fee, roaming internazionale più economico e pacchetti “contenuto e connessione” renderanno le offerte di mobile music virtualmente irresistibili.

Legate tutto ciò con le nuove offerte di musica web-based e avrete il modello del futuro: ognuno paga – ma si sente libero.

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