Cose che andranno perdute (Hurt)
Succede che a volte la vità ti dà dei segnali, ti mette in allarme, vuole essere così gentile che, almeno questa volta, te lo dice dove si va a parare.
Il tempo non lascia speranza di fare rewind, in nessun caso e se qualcosa o qualcuno si trova a fine nastro non ti è dato modo di riavvolgerlo.
Le cose si logorano e si rovinano, le persone si ammalano, e se ne vanno, prima o poi: e allora finisce che anche le frasi più leggere, i propositi più futili, ti sembrano la cosa più urgente da fare, perché condivisi, perché qualcosa ti resti ancora, dopo. E quel “dopo” come lo misuri? Con quanto tempo resta a te o con la somma di tutte le cose che sono andate perdute, anzi, addirittura mai nate?
Quante canzoni avrebbe scritto ancora John, che a breve compirebbe 68 anni, 5 meno di mio padre, da quel lontano 8 dicembre? Quanto tempo avrebbe impiegato Joe, il MIO Joe, l’eroe della mia giovinezza, a capire che valeva ancora qualcosa e non era solo un uomo di mezza età invisibile alle nuove generazioni?
Every one i know, goes away, in the end…


November 26th, 2008 at 7:25 pm
Il “dopo” lo misuri con le scelte che hai fatto “prima”: scegliere le cose e scegliere le persone. Poi amarle, consumarle e conoscerle fino in fondo e fino alla fine.