Quella distinzione tutta italiana tra musica colta e pop

Ricevo e ripubblico, con un misto di piacere e stupore, uno dei comunicati che l’efficientissimo ufficio stampa del MEI ha inviato in questi giorni. Il comunicato è datato 30 novembre.

La musica pop deve essere riconosciuta come patrimonio nazionale da tutelare e valorizzata senza più anacronistiche distinzioni con la cosiddetta musica ‘colta’. E’ uno dei punti fondamentali della nuova proposta di legge sulla musica presentata oggi al Mei, il Meeting delle etichette indipendenti, da Fiorella Ceccacci Rubino, componente Pdl della commissione Affari sociali della Camera dei deputati. Tra le altre novità del progetto di legge sulla musica, “l’incentivazione delle attività di produzione, distribuzione, ricerca e formazione nel campo musicale, prestando una particolare attenzione alle opere prime e seconde che sono spesso le prime vittime sacrificali delle politiche di ridimensionamento delle case discografiche”.

Inoltre, il progetto della Ceccacci Rubino prevede l’incentivazione “di un’efficace politica di contrasto contro tutte le forme di pirateria musicale”, l’avviamento di “uffici per la promozione della musica italiana all’estero come già fanno altri paesi come la Francia” e l’istituzione di un “fondo per l’attivazione di laboratori musicali nelle scuole pubbliche, anche in orario extrascolastico, attivando convenzioni con scuole private di musica che avrebbero da questo ulteriori opportunità lavorative”.

“Siamo lieti – ha detto l’organizzatore del MEI, Giordano Sangiorgi – che il MEI sia ancora una volta la piattaforma dove si incontrano le istituzioni e gli operatori del settore e speriamo che finalmente si raggiungano gli obiettivi a cui teniamo e su cui, una volta tanto, c’è l’appoggio tanto del governo quanto dell’opposizione”.

Al MEI c’era infatti Pina Picierno (Pd), ministro ombra alle politiche giovanili. “E’ necessario – ha detto la Picierno – trovare finalmente il modo di superare i punti che da dieci anni sono oggetto di discussione. C’è accordo tra governo e opposizione, è quindi ora di far sentire la nostra voce per evitare che un intero settore venga travolto dalle assurde norme Enpals e che invece bisogna sostenere con una legge sulla musica, come proposto dall’onorevole Ceccacci Rubino, per mettere la parola fine a questo capitolo indecoroso della storia della creatività nel nostro paese”.

Bene, e mi pongo due domande:
1 - Ce la farà l’Italia a sostenere tutto questo con il suo baraccone?
2 - Dovevo arrivare a quarant’anni e sentire una proposta sensata di questo tipo proprio da un politico del PDL?

Si vedrà.

2 Responses to “Quella distinzione tutta italiana tra musica colta e pop”

  1. Pelodia Says:

    Negli anni ho sentito parecchie ipotesi sensate e non ho mai visto niente messo fattivamente in campo.

  2. groone Says:

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