Il futuro della musica? In mano ai bloggers

Via twitter di Gerd Leonhard di qualche settimana fa risalgo a un illuminante articolo di Eliot Van Buskirk di Wired Magazine che lancia una provocazione: ovvero quella che blog autorevoli come Said the Gramophone o Pitchfork potrebbero essere gli ideali candidati per diventare dei futuri distributori di musica, delle vere e proprie nuove etichette discografiche dell’era digitale.

Per cinque semplici motivi

1. Hanno un’audience, nutrita e fidelizzata
2. I lettori già li giudicano come degli “esperti” e si fidano delle loro selezioni/segnalazioni
3. Hanno una consolidata esperienza nello scouting e nella recensione e valutazione di vari generi musicali
4. Sono in grado di uploadare musica sulle varie piattaforme (come The Orchard o Tunecore, per fare due esempi) predisposte per la distribuzione sui più diffusi digital store
5. In alternativa, se vendessero musica in download tramite il blog, probabilmente permetterebbero agli artisti di raccogliere royalties decisamente superiori a quelle di un iTunes qualsiasi

L’idea è interessante, non c’è dubbio: mi chiedo quanto sia declinabile in Italia, giusto per fare i conti con casa nostra…<—5be4e90699337fcf312c2f8f2155f4b4—><—2e78913e9d374d558d3d6881e8ed4695—>

One Response to “Il futuro della musica? In mano ai bloggers”

  1. Andrea Says:

    beh, direi che al momento è solo una provocazione. L’utenza dei blog è ancora molto limitata e sono considerati “esperti” da un audience ancora ridotta. Di sicuro fanno tendenza, ma non basta. E poi Pitchfork non è un blog, è un sito vero e proprio ben strutturato (e comunque non è neanche tar i 100 siti musicali più visitati).
    E come dici tu in Italia la situazione è ancora differente. I successi attuali e futuri arrivano dalla televisione (Amici e X Factor), non da internet, dove i blog musicali sono pochi e poco seguiti.
    comunque dal punto di vista qualitativo e innovativo non c’è dubbio che i blog siano i più “esperti”, anche in italia.

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