Global Voices, l’eco dei blogger ai margini del mondo

Nelle ore in cui scrivo questo post il mondo sta assistendo al dramma interno dell’Iran, alla violazione – in quel paese – di tutta una serie di diritti e principi per noi occidentali sacrosanti e, allo stesso, tempo, a quella che la maggior parte dei media definiscono “la prima rivoluzione guidata da Internet della storia”.

Già perché in Iran, dove la censura online è molto forte, il 70% della popolazione ha meno di 30 anni, ed è la nazione di cibernauti a guidare la rivolta con blog personali, Twitter, YouTube e Facebook prima ancora che nelle strade. E il tutto con una velocità infinitamente superiore a quella dei media internazionali nel raccontare cosa accade nel Paese (e non dimentichiamo poi che tra i blogger più agguerriti ci sono molte donne).

Segno dei tempi, inevitabile e alla faccia di ogni tentativo coercitivo e liberticido da parte del governo in carica. Unico limite? La lingua, se non si utilizza quella inglese per comunicare.

C’è però chi ha pensato concretamente che valga la pena, davvero, spendersi per la libertà d’espressione, la difesa del diritto a parlare, e anche ad ascoltare. Ma soprattutto per l’accesso universale agli strumenti di discussione e informazione.

E che sebbene molti governi vorrebbero comprimere il pensiero e la comunicazione, l’accesso alle nuove tecnologie ha quella marcia in più – da cui non si torna indietro – che porta il cittadino comune a essere “giornalista” dal basso, a raccontare storie con i propri occhi e sensazioni e impressioni.

Tutti possono raccontare le loro storie al mondo, e l’Iran ce lo dimostra.

C’è chi, dicevamo, tenta ogni giorno di costruire ponti virtuali tra gli oceani che dividono le persone, affinché la condivisione delle informazioni sia universale o, perlomeno, tenda all’universalità.

Questo manipolo di volontari, blogger e giornalisti ha un nome: Global Voices, un progetto globale, appunto, senza fini di lucro e centrato sui citizen media, ideato presso il Berkman Center for Internet and Society della Harvard University (Boston, USA), gruppo accademico di ricerca sul rapporto tra Internet e società.

Ma in pratica come funziona e quali sono gli obiettivi? Molto più semplice di quanto si pensi e meravigliosamente complesso e immenso nella sua semplicità.

Global Voices – cito da manifesto:

ha l’obiettivo di aggregare, far conoscere e amplificare la conversazione globale che avviene online, mettendo in evidenza luoghi e persone che gli altri media spesso ignorano. Con decine di milioni di persone al mondo che curano propri blog, come fare per evitare di essere sopraffatti da tutta questa informazione? Come si fa a riconoscere quali sono i blogger o i podcaster più influenti o rispettati o credibili in ogni Paese, soprattutto se non si conoscono?

Global Voices ha invitato collaboratori o redattori da ogni parte del mondo, perché solo loro sono in grado di capire il contesto e la rilevanza dell’informazione, delle opinioni e delle analisi che ogni giorno vengono pubblicate nei loro Paesi e regioni sotto forma di blog, podcast, foto, siti, videoblog o attraverso qualsiasi mezzo di espressione utilizzata dai citizen journalist.

Questo si produce in segnalazioni dei post – tradotti in 15 lingue diverse – più interessanti e nell’approfondimento in modo diffuso dei temi più dibattuti dalla comunità dei blogger nei loro Paesi.

E se non vi bastasse questa enorme mole di opera di traduzione, è stato avviato un apposito programma denominato Advocacy per permettere alle persone di esprimersi laddove la loro voce online viene censurata mentre Rising Voices intende dare voce a specifiche comunità marginalizzate grazie ai citizen media.

Difendere la libertà di espressione nel mondo e tutelare il diritto dei citizen journalist a raccontare eventi ed esprimere opinioni senza timore di persecuzioni o censure parte da qui, proprio da Global Voices, in un’epoca spietata in cui i media internazionali che parlano inglese ignorano molte cose che sono importanti per un gran numero di cittadini del mondo: ma si può – si deve – rimediare all’iniquità dell’attenzione dei grandi media per dare invece forza e spazio alla voce dei citizen media.

E’ un apparente scontro contro i titani, ma la forza sta nella gente, nel numero, nella moltitudine. E nella Rete c’è spazio per tutti, si spera.

Per aprrofondimenti:

www.globalvoicesonline.org

it.globalvoicesonline.org

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