Milano, il rock e l’ambrogino beffardo
C’è qualcosa che non mi torna.
L’anno scorso, era il 25 giugno 2008, il concerto di Bruce Springsteen allo stadio Meazza di Milano sforò l’orario limite consentito (per fortuna, dico io, avrei voluto che andasse avanti almeno sino all’alba).
Non l’avesse mai fatto: oltre alle proteste degli abitanti della zona di San Siro riguardo l’inquinamento, la questione si incentrò subito tutta sul bis di ventidue minuti oltre le 23.30 (“Twist and shout” e “American land”).
A farne le spese fu il promoter dell’artista nonché il titolare della Barley Arts, Claudio Trotta, rischiando tre mesi di arresto oppure un’oblazione con l’accusa di disturbo della quiete pubblica e mancata osservanza dei provvedimenti dell’autorità.
Sembrava una farsa, anche e non solo per la svolta penale invece che amministrativa del reato.
Sul gruppo di Facebook a difesa di Trotta c’è ancora tutto lo storico della vicenda.
Nell’immediato l’assessore ai Giovani, Giovanni Terzi, dichiarò: “Chi sbaglia deve pagare”, “ma è assurdo che il promoter di Springsteen vada in carcere perché l’artista ha concesso due bis, mentre c’è gente in libertà vigilata che ha ammazzato i genitori. Chiedo che si trasformi questo tipo di reato in amministrativo e non penale. C’è il rischio che i promoter abbandonino Milano: chi vorrebbe rischiare la galera per un concerto?”.
Populismo a parte, è finita che quest’anno il Boss ha evitato accuratamente di suonare a Milano, città che nel frattempo - e da un po’ di anni, caro Terzi - è comunque già abbandonata da promoter, operatori culturali e via dicendo, preferendole location magari più piccole ma dove la sensibilità per certe realtà vicino ai giovani (Terzi , quelle di cui dovrebbe farsi carico lei a Milano), è più marcata.
Fast forward sino all’altro ieri. Leggo su Rockol che in questi giorni il numero uno di Barley Arts, Claudio Trotta appunto, è stato candidato all’assegnazione di un Ambrogino d’Oro, massimo riconoscimento assegnato dalla città di Milano consegnato tutti gli anni il 7 dicembre, in occasione della festa patronale meneghina: a proporre il nome del promoter per la premiazione del prossimo anno (il termine per presentare le candidature per il 2009 è infatti già scaduto) è stato l’assessore agli Eventi del Comune, Giovanni Terzi, che ha addirittura proposto - come riferisce a sua volta Il Giornale - una raccolta di firme per sostenere Trotta.
Terzi quindi diventa il paladino dei promoter contro i comitati di quartiere, che vorrebbero decentrare i grandi eventi rock dal territorio comunale verso i centri dell’hinterland per evitare rumore e disagi.
Caspita, un politico che non ha paura di perdere consenso? O ha avuto la meglio il buon senso? O il senso di colpa? Oppure vuoi vedere che Moratti & co. hanno colto un’occasione per dare un segno di trasparenza di vedute e di dibattito interno, delegando al Terzi il compito di sanare certe gaffe, ricucire strappi, svecchiare un po’ la giunta, insomma, renderla più rock?
No, per carità, non c’è pericolo, nulla di tutto questo: è solo l’ennesima farsa in salsa meneghina.
E in tutto questo Milano sta a guardare e anche un po’ a morire: del resto, leggo dell’Ambrogino d’oro a Marina Berlusconi, per cui niente, nulla da aggiungere. Milano non è l’America (cit.)
barley arts bruce springsteen claudio trotta giovanni terzi Informazione rockol

November 20th, 2009 at 11:39 pm
Tanto, tanto disappunto. Per lo meno ora chi cerca di organizzare eventi musicali nelle province può capire che chi sta nella grande Milano industriale & commerciale se la passa molto peggio. Ma comunque grande delusione per quest’ennesima farsa.
November 25th, 2009 at 3:25 pm
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