Archive for the 'Berlusconi, no grazie' Category

Il nemico della stampa

Sunday, July 12th, 2009

Il premier vuole imbavagliare l’informazione. E nella nostra società malata la maggioranza degli italiani sembra pronta ad accettare anche questo strappo. Ma il famoso intellettuale Umbero Eco dice: ‘Io non ci sto‘.<—6b982ec48d09907f92cd0ad3dab9ba04—><—1d658107d1d990698e53fb9ae1b99cfb—>

Buonanotte all’Italia

Tuesday, April 29th, 2008

“Buonanotte all’Italia che si fa o si muore, o si passa la notte a volersela fare…”, sull’asse Milano-Roma, tra le feste padane, nei circoli giusti, nei salotti neri, in quelli rossi sbiaditi, tra le facce nuove e quelle già viste, tra i fasci in festa, i taxisti felici, i sorrisi boriosi, lo sconforto totale.

Io resto, non gliela do vinta, io resto anche perché non saprei bene dove andare.
Non sentirmi parte di questo paese è un mio diritto.
Volere un altro paese è un mio dovere. Fottetevi.<—bacd187d4a72b9b67df92033c701cb4f—>

Le balle del presidente

Wednesday, April 5th, 2006

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Luttazzi e Travaglio

Saturday, March 18th, 2006


Sempre via Video Google e grazie alla buona volontà di qualche utente internet illuminato, ecco l’intervista shock di Daniele Luttazzi al giornalista Marco Travaglio sulle origini e i misteri delle fortune di Silvio Berlusconi. Viene presentato il libro “L’odore dei soldi” dedicato a Silvio Berlusconi. Il video viene poi censurato dalla TV pubblica e Luttazzi e Travaglio vengono querelati da Berlusconi per 40 milioni di euro… Il resto è storia nota<—a2ad88a401b1b50e107c6fe0faa99afc—><—4eb9d7770097b1341e89063e11ff3b0d—>

Quel giorno a Strasburgo

Friday, March 10th, 2006


Del film di Enrico Deaglio Quando c’era Silvio ho già scritto in queste pagine: trovate la mia recensione qui oppure su Delcinema.it.
Grazie invece alla segnalazione di amici ecco un estratto – via Video Google – del suddetto film: il giorno della famosa e imbarazzante figura di Berlusconi davanti al Parlamento di Strasburgo.
Clicca Play per vedere come è andata…<—3b539228d07eea25395696c34d6562d7—>

The man who sold the world (David Bowie)

Friday, March 10th, 2006

Spy Story

Friday, March 10th, 2006


E’ un governo marcio, quello di Berlusconi, e come un albero che sta avvizzendosi cadono ad uno ad uno anche i suoi frutti marci. Siamo al ministro numero 14 che salta in cinque anni di legislatura e due governi guidati da Sua Emittenza.

Vi invito a leggere Articolo 21 in merito alle dimissioni di Storace, al marcio del governo Berlusconi e le ombre lunghe delle spie sulle elezioni.

CONTINUA QUI.

Qualcosa di perverso

Monday, March 6th, 2006


Un brano per molti sconosciuto, per altri ancora dimenticato che, sebbene sia datato 1995, risulta ancora quanto mai attuale.
Quoto pertanto l’amico Sergio Messina/RadioGladio direttamente dal suo sito (è l’autore del pezzo) e vi invito al download e all’ascolto ad alto volume:

“[...] Era il ‘95 e Berlusconi era al potere. Anni bui? Un filo’, ma niente in confronto a questi. Sull’onda dello stupore (che resta la mia principale reazione emotiva di fronte al centrodestra italiano e ai suoi esponenti maggiori e minori) e del dissenso, misi insieme questo brano. Il montaggio delle voci è completamente nello stile delle mie prime cose, ma la musica è veramente insolita: una specie di prog elettronica in 7/8, con un chitarrone bello davanti e sotto il basso cronometrico di Roberta Vicinelli dei Disciplinatha. Anzi, se qualcuno di voi fosse un critico musicale e sapesse indicarmi di che genere si tratta gliene sarei grato.

In quel periodo frequentavo Bologna e Roberta, e lei frequentava i Technogod, una band che molti giustamente rimpiangono; avevano uno studio sotto un negozio di musica e facevano un chiasso davvero bello. Ci conoscemmo, diventammo amici e si decise di cucinare qualcosa insieme: l’EP che contiene questo brano è il risultato. Contiene quattro tracce tra cui due belle versioni dei Technogod di (we don’t need this) Fascist groove thang degli Heaven 17, in una delle quali ci sono anch’io. Maurizio (che aveva dei nomi anglofoni molto cool che non ricordo, avendolo sempre chiamato Mau o Ciccioformaggio, essendo lui vegetariano) e gli altri Techngod hanno mixato Qualcosa di Perverso con me nel loro studio dove abbiamo anche registrato il basso. La loro etichetta, la defunta Vox Pop, pubblicò il tutto vendendone credo pochissime copie: oggi è introvabile [...]”.

Qualcosa di Perverso (c’ho di cui il paese ha bisogno)
di Sergio Messina/RadioGladio (1995)
tratto dall’EP Technogod e RadioGladio nell’anno del maiale (Vox Pop VP32CDs)
basso: Roberta Vicinelli
il resto: SM
registrato e mixato al Lost Legion Sonic Lab da Maurizio Liguori/Technogod/Sergio Messina nel 1995.

CLICCA QUI PER SCARICARE IL BRANO

Umberto Eco: Se vince Berlusconi mi trasferisco all’estero

Monday, March 6th, 2006


Mi permetto di riportarvi in toto un articolo pubblicato questa mattina su Cani Sciolti.

«Altri cinque anni di Silvio Berlusconi e siamo fottuti. Ci giochiamo tutto, stavolta. Quanto a me, nel caso, vado in pensione e mi trasferisco all’estero». Dove non l’ha specificato, Umberto Eco. Ma lo scrittore ha lasciato ugualmente sbigottita la platea del convegno organizzato dall’associazione «Libertà e Giustizia» l’altra sera, a Milano. Anche lui, dunque, sarebbe pronto a fare le valigie e mollare l’Italia in caso di vittoria del centrodestra.

Il suo annuncio non è una novità. Finora anche altri intellettuali italiani hanno minacciato scenari simili per protestare contro il governo di centrodestra. Prima di Eco, va ricordato il caso dello scrittore Antonio Tabucchi, ad esempio, che nel 2001 parlò dell’Italia come di un «paese alla deriva». Ma anche il cantautore Franco Battiato, recentemente, ha annunciato che qualora avesse vinto Umberto Scapagnini — candidato del Polo — le elezioni amministrative a Catania, lui avrebbe lasciato la città: «La amo, ma vado via davvero». Alla fine ha vinto Scapagnini, e Battiato però ridimensionò la sua dichiarazione.

Ma l’andar via come forma di protesta è uno strumento spesso fatto proprio dagli intellettuali. Questa volta è toccato a Umberto Eco brandire la minaccia dell’esilio volontario in caso di vittoria del Polo e di Berlusconi. Ma è un’idea condivisibile? Non lo è, ad esempio, per uno dei leader dei Girotondi, Pancho Pardi: «Finalmente Eco interviene. Meglio tardi che mai. Era meglio che questa cosa la dicesse un po’ di tempo fa, è stato zitto anche abbastanza. Comunque questa sua esternazione non è una cosa molto originale, la dicono in centinaia. E per quanto mi riguarda, nell’eventualità che Berlusconi vinca un’altra volta, non avrei di nuovo un atteggiamento così fatalistico. Se perdiamo, dovremo invece impegnarci a cacciar via questa classe dirigente che ci sta facendo rischiare di incassare una sconfitta».

Pronto a seguire invece Umberto Eco è il vignettista Vauro: «Ci mancherebbe altro, così magari ci fanno anche uno sconto comitiva in caso di trasferimento all’estero. Vivaddio, finalmente un intellettuale che prende posizione… Hanno fatto melina fino ad ora. Beh, sono contento che Eco dica così e metta in discussione quello che sta succedendo e minando la nostra democrazia».

Marco Travaglio, infine, crede che «Eco sbagli. Bisogna rimanere qua e continuare a fare il nostro lavoro finché ce lo faranno fare. È tempo che stavolta ci vengano a prendere a casa. Anche se posso capire la reazione di Eco. Reazione che di solito accomuna persone che vanno spesso all’estero e hanno modo di notare come noi siamo considerati gli ultimi fessi di Europa. Persone costrette a vergognarsi continuamente appena superano la frontiera. Ma a Eco dico: in caso di sconfitta nostra, mica lo possiamo lasciare solo Berlusconi…».<—34c1a0a3815e3c548af123a4204a350d—>

Quando c’era Silvio: storia di un omino di burro

Saturday, February 25th, 2006


C’era una volta un omino, più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Conduceva un carro tirato da dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi. Questo ci raccontava Collodi nel suo Pinocchio.

C’era una volta invece un altro omino, che in un paese chiamato Italia a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo dominò per undici anni la scena mediatica e politica. Anch’egli più largo che alto, ascese all’olimpo del potere economico venendo dal nulla; poi costruì palazzi e città, comprò tv e squadre di calcio, sino a che un giorno scelse di impegnarsi in politica abbagliando la gente con i suoi sogni in multicolor. Finì che salì al governo e ci rimase a lungo, spaccando in due l’opinione pubblica e suscitando lo stupore e lo sconcerto dei media internazionali…

Andò più o meno così. Ma la domanda legittima è: come sarà davvero ricordato Berlusconi dalla storia? E’ ciò che si chiede il tanto atteso Quando c’era Silvio, storia del periodo berlusconiano, un film scritto da Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio e diretto da Ruben H. Oliva.
A tutti gli effetti è il primo film-documentario su Silvio Berlusconi e la sua scalata, dalle prime fortune economiche alla sua scelta di impegnarsi in politica, ricco di immagini inedite e rarissime, interviste originali, documenti visivi mai proposti prima e riprese senza censura dell’Italia di oggi.

E se i più sprovveduti resteranno certamente spiazzati, i più preparati potranno solo ridere per vincere l’ansia davanti a certe immagini e certe verità. Come quelle della villa di Arcore e il suo incredibile mausoleo, dove il capo vuole essere seppellito come il faraone Tutankamen, con gli amici che gli giurano fedeltà a fargli da corona, o la vera storia del capomafia di Palermo che gli fece ufficialmente da stalliere, il cambiamento del suo corpo, l’ossessione per la statura, la calvizie, il peso forma, e la bizzarra idea di un artista che espone in una galleria d’arte svizzera un sapone prodotto con del grasso avanzato da un lifting a Silvio e dal titolo emblematico: “Mani pulite”.

E poi c’è la crescita della sua ricchezza (parallela alla crisi economica del Paese), ottenuta con lo sconvolgimento del parlamento e del sistema mediatico, l’Italia che lascia – dopo cinque anni di governo – ripresa nella sua cronaca quotidiana, quindi le motivazioni della sentenza che ha condannato a nove anni per mafia a Palermo il suo braccio destro Marcello Dell’Utri dopo un processo semisconosciuto durato sette anni.

Per la prima volta inoltre viene mostrato il documento integrale della “giornata dello scandalo” del premier italiano al parlamento europeo di Strasburgo (“è bastato chiedere i nastri al parlamento e dopo pochi giorni ce li hanno inviati” ha confessato Deaglio in conferenza stampa, segno che su certe cose persiste un tabù mediatico che nessuna tv ha avuto il coraggio di abbattere).

Girato in sette mesi alla vigilia delle elezioni politiche che decideranno del suo futuro, Quando c’era Silvio è un film di assoluta attualità e da conservare “a futura memoria”, nato, per ammissione degli stessi autori, dall’idea di fare la cronaca di un personaggio storico. E di provare, nello stesso tempo, a estraniarsi, a immaginare un film che possa essere visto ora, ma anche tra dieci o vent’anni.

Originale nella sua concezione, è un “docu film” che unisce diversi generi: dalla fiction al reportage alla grahic art alla scoperta di repertorio assolutamente inedito ed è anche la dimostrazione della possibilità di uscire dalle costrizioni che oggi limitano in Italia il mondo televisivo, di raccontare senza censura e di trovare i protagonisti e i testimoni diretti: pochi i commenti, molti i fatti.

Perché film su Berlusconi, la sua storia, il suo impatto sulla società italiana o anche documenti visivi di controinformazione, finora in Italia non ne sono usciti.

E i motivi sono molteplici. In primo luogo, la potenza reale dello stesso Berlusconi nell’industria di produzione e di distribuzione cinematografica, che ha fatto desistere tutti; in secondo luogo una sorta di divieto a trattare la materia da parte delle reti televisive, cui poteva essere destinato un prodotto per la visione di un vasto pubblico; in terzo luogo una sagace e scientifica opera di ritiro dal mercato – a opera dello stesso Berlusconi – del materiale audiovisivo che non aveva la sua approvazione. Sono spariti così dai giornali interi archivi di fotografie di cronaca, materiale girato in occasioni pubbliche ed è stato messo al sicuro tutto quanto veniva considerato non confacente per l’immagine pubblica dell’industriale diventato uomo politico.

L’unico settore della comunicazione che ha potuto esprimersi sul Protagonista, è rimasto quello dell’editoria che è stata tanto proficua che a oggi i libri su Berlusconi, in maggioranza saggi e inchieste, sono più di cento, scritti dai nomi più noti del giornalismo italiano ed europeo. Alcuni di questi libri hanno raggiunto il rango di best seller, ma non hanno trovato mai uno sbocco televisivo o cinematografico, quasi che questo fosse il confine da non varcare assolutamente; quasi che si volesse assolutamente segnare un confine tra “consumo intellettuale” e “consumo di massa”.

Per tutte queste ragioni il film uscirà su dvd (con in allegato il libro Berlusconeide 5 anni dopo ricco di testi, documenti, notizie, preveggenze e informazioni da tenere presenti per il futuro) e sarà in vendita, entro il 3 marzo, in tutte le edicole italiane e negli 89 punti vendita Feltrinelli. Il dvd da solo sarà invece in vendita a partire dal 7 marzo nei punti vendita home video.

Da regalare e diffondere.

Potete trovare questa mia recensione del film di Enrico Deaglio Quando c’era Silvio: storia del periodo berlusconiano su Delcinema.it