Una radio, una città leggendaria e tanta musica: rigorosamente live
Al motto di “dove la musica conta†KEXP Radio (clicca se hai iTunes) ne ha fatta di strada dal lontano 1972, anno della sua fondazione, crescendo nel tempo e diventando un punto di riferimento culturale molto influente sulla community di Seattle ma non solo. Consapevole che la musica è prima di tutto una forma d’arte ed espressione di movimenti e identità culturali differenti, KEXP ha coltivato un approccio alla programmazione molto “alla John Peelâ€, se ci perdonate la citazione, facendo dei numerosi concerti in diretta nei propri studi degli eventi unici e irripetibili.
Giusto per dimostrarvi il valore di questo podcast ho scelto due band che con Seattle non hanno nulla a che fare ma che ricevono segni di stima (e favori del pubblico) anche a migliaia di chilometri dall’Europa: gli Editors e i Belle & Sebastian (attenzione, anche in questo caso i link vi riporteranno direttamente ad aprire il relativo podcast con iTunes).
I primi sono quattro ragazzi che solo uno scherzo della storia non ha teletrasportati a Manchester in un periodo cupo di fermento musicale, almeno ascoltando il loro primo e unico album, The Back Room, prodotto da Jim Abbiss (producer di grido che ha lavorato con Kasabian, Unkle, Placebo, Gang Of Four e Bjork tra gli altri). Un esordio fatto con grande stile e classe, sfoderando da subito la loro grinta e indicando la loro strada, che giunge dritta dagli anni ‘80.
E infatti c’è proprio tutto quello che un amante del genere si dovrebbe aspettare, c’è tutto quello che ci dovrebbe essere, c’è quello che c’è e molto di più: ritmo martellante, chitarre potenti e ipnotiche, basso cupo e a tratti inquietante, atmosfera dark quanto basta, un paesaggio musicale notturno e onirico interrotto da risvegli sorprendenti e carichi di un’energia irresistibile e trascinante.
Il richiamo al sound di formazioni storiche come quelle di Joy Division e Echo & The Bunnymen ma anche a un fenomeno più recente come può essere quello degli Interpol nulla toglie al loro progetto musicale, anche perché, occorre ammetterlo, l’album è una vera e propria raccolta di hit single – cosa che, almeno per chi scrive, non capitava da tempo – che richiamano sì echi dei migliori prodotti della scuola post-punk, ma rivestiti di una nuova luce e di una freschezza che sanno di novità e di una promessa musicale per il futuro a cui questi ragazzi, se questo disco ne porta le intenzioni, pare non intendano in alcun modo venire meno.
Dal vivo la band non tradisce le aspettative, anzi sorprende. Perché mette da subito le cose in chiaro e non lascia spazio per pose da cliché: se qualcuno pensa di ascoltare la band più cupa del momento, i ragazzi malinconici dell’indie pop o i nuovi Joy Division può anche fare subito armi e bagagli e uscire a bere qualcosa: qui siamo su altro livello. Il loro live ti esplode in faccia, è veloce, è isterico ma caldo, molto caldo. I brani scorrono in un susseguirsi di buio e luce, come un viaggio in autostrada in cui si alternano gallerie illuminate, luci artificiali, frammenti di alba e di brezza mattutina.
Un susseguirsi di quiete e movimento che ti obbliga quasi ad attendere con ansia il pezzo successivo, la storia successiva che ogni pezzo promette di raccontare.
Freschi di nomina come «miglior gruppo scozzese di sempre» i Belle and Sebastian in questo live per KEXP Radio presentano invece alcune delle tredici canzoni presenti nel nuovo disco che non hanno deluso la stampa specializzata e soprattutto i fan dei ragazzi (o meglio degli ex ragazzi) di Glasgow, anche se alcune tra le atmosfere più intimiste e melanconiche che li hanno resi celebri nel passato parrebbero ancora essere state messe da parte, a discapito di pezzi decisamente più veloci e divertiti.
Sebbene la dimensione live sembra non sposarsi al meglio con le atmosfere e la pacatezza dei Belle and Sebastian, in questa performance radiofonica i nostri sanno dare il meglio, riuscendo con grande abilità a creare una efficacissima sintonia con il pubblico che – come spesso accade per quelle band che vengono definite «di culto» – non solo conosce ogni parola dei brani, ma anche ogni pausa e ogni sospiro dei musicisti sul palco.