Archive for the 'Varie' Category

Il bavaglio alla televisione mentre si gioca la partita della legalità

Sunday, March 7th, 2010

Riccaro Iacona oggi, su L’Unità:

Siamo arrivati alla fine di questa prima settimana senza i programmi di approfondimento della Rai, senza Porta a Porta , Ballarò , Annozero , L’ultima Parola e In mezz’ora e per me è stata una settimana terribile…

Da leggere e diffondere.

Open To Choice

Tuesday, February 23rd, 2010

Mozilla inaugura oggi il sito Opentochoice.org, iniziativa per sensibilizzare tutti gli utenti del web sulla possibilità di scelta del browser con cui navigare.

Dopo anni di trattative, lo scorso dicembre 2009 la Commissione Europea è arrivata a un accordo con Microsoft riguardo alla distribuzione di Internet Explorer all’interno di Windows.
In base a tale accordo tutti gli utenti di Internet Explorer (su Windows 7, Vista e XP) all’interno dell’area Economica Europea riceveranno un aggiornamento contenente un Browser Choice Screen, ovvero una particolare schermata di selezione che chiederà di indicare la propria preferenza fra vari browser alternativi.

Di fronte alla nuova schermata per la scelta del browser, gli utenti potrebbero provare un senso di smarrimento o di disinteresse qualora non abbiano ben chiara l’importanza che il browser rappresenta in quanto strumento che consente di controllare la loro esperienza Internet.

Le scelte che facciamo determinano la qualità della nostra vita e il modo in cui guardiamo il mondo. Tante di queste scelte le facciamo con attenzione, pensando alle conseguenze, alle implicazioni, e quindi scegliamo con cautela e dopo un’attenta riflessione.

È strano, quindi, che la maggior parte delle persone nel mondo non abbia mai pensato al browser che usa sul proprio computer o telefono cellulare, che così tante persone usino ogni giorno il browser che trovano già installato, senza riflettere.

Scegliere il proprio browser è una decisione fondamentale per i nostri tempi: il rapporto con questo strumento è diventato particolarmente critico e basato sulla fiducia, dato che il browser mantiene traccia di tutte le nostre azioni. È la lente attraverso la quale guardiamo il mondo virtuale e il mezzo con cui ci connettiamo, impariamo, condividiamo e collaboriamo. Al browser che scegliamo spetta la responsabilità di fornire gli strumenti necessari a gestire la nostra vita online, della protezione della nostra privacy e della nostra sicurezza.

A seguito della decisione della Commissione Europea di indicare la preferenza fra i vari browser, i realizzatori di Firefox puntano sul confronto e sul dialogo offerto dal nuovo sito per comunicare il valore dell’opportunità di essere protagonisti della propria quotidianità online.

Le nostre vite sono piene di scelte: cosa mangiare, cosa leggere, con chi passare del tempo.

Le scelte che facciamo determinano la qualità della nostra vita e il modo in cui guardiamo il mondo. Tante di queste scelte le facciamo con attenzione, pensando alle conseguenze, alle implicazioni, e quindi scegliamo con cautela e dopo un’attenta riflessione.

È strano, quindi, che la maggior parte delle persone nel mondo non abbia mai pensato al browser che usa sul proprio computer o telefono cellulare, che così tante persone usino ogni giorno il browser che trovano già installato, senza riflettere.

Scegliere il proprio browser è una decisione fondamentale per i nostri tempi: il rapporto con questo strumento è diventato particolarmente critico e basato sulla fiducia, dato che il browser mantiene traccia di tutte le nostre azioni. È la lente attraverso la quale guardiamo il mondo virtuale e il mezzo con cui ci connettiamo, impariamo, condividiamo e collaboriamo. Al browser che scegliamo spetta la responsabilità di fornire gli strumenti necessari a gestire la nostra vita online, della protezione della nostra privacy e della nostra sicurezza.

Per approfondimenti: Open To Choice

Huis clos sur le Net

Monday, February 15th, 2010

Un esperimento di privazione assoluta dei media tradizionali a cui si sono sottoposti alcuni giornalisti francesi.

Nei cinque giorni di ‘’reclusione’’ (dall’ 1 al 5 febbraio) nel Périgord (sud della Francia) hanno potuto utilizzare solo le reti sociali, in particolare Twitter e Facebook, per alimentare i loro blog e i loro tradizionali programmi radiofonici.

Il resoconto qui e qui.

In sintesi le riflessioni:

- Twitter offre una rapidità di diffusione delle informazioni enormi
- Il solo limite è che, con quella velocità e ampiezza di propagazione, se una notizia è sbagliata, o falsa, una gran quantità di persone vengono massicciamente disinformata
- Le gerarchie sono ribaltate e le piccole polemiche di cortile sono in primo piano su Twitter mentre sui media tradizionali si parla molto di più di grandi temi
- L’informazione internazionale è molto poco seguita su queste reti
- Twitter/Facebook e i media tradizionali non sono in opposizione. Si tratta piuttosto di due reti complementari: una informa, l’ altra diffonde

Del futuro dei media cartacei e digitali

Saturday, February 6th, 2010

Una sintesi a beneficio di chi non era presente all’incontro tenutosi a Milano, organizzato da The Ruling Companies, sul futuro dell’informazione.
“I giornali di carta e l’informazione su Internet: confronto e prospettive” il titolo, relatori Marco Tosi di Icon Medialab, Giuseppe Minoia di Eurisko, Claudio Giua Gruppo Espresso, Paolo Panerai di Class Editori, Luca De Biase de Il Sole 24 Ore e Marco Pratellesi di Corriere della Sera.

Via Vittorio Pasteris.

Play.me, please

Thursday, January 7th, 2010

Dada International, l’avamaposto americano della societò paretecipata da RCS, lancia negli Stati Uniti un servizio di streaming musicale “ibrido” per Internet e telefonia mobile.
Battezzata Play.me, la nuova piattaforma è fruibile sul Web in due versioni differenti: gratis, e senza inserzioni pubblicitarie, permette di accedere a 10 ore di musica in streaming al mese con un download in omaggio a settimana; a pagamento, in cambio di 10 dollari al mese, offre accesso illimitato al catalogo in streaming e 5 download gratuiti senza DRM.

Continua su Rockol.

Editori e onda lunga

Tuesday, December 22nd, 2009

Quel che è stato per la musica molto presto sarà anche per il libro. Dietro alla diffusione degli ebook, giunti alla soglia della maturità, c’è un mercato in rapida e irrimediabile evoluzione.

Lo scrive Giuseppe Granieri su Apogeonline.

…la crescita degli ebook porta con sé significati molto più dirompenti. Se Amazon ha vinto la battaglia per gli ebook reader (il Kindle non ha rivali e tenderà a consolidare la sua posizione perchè da questo dominio deriverà una maggiore offerta di contenuti), gli editori hanno perso quella per il controllo delle piattaforme di distribuzione e di vendita, che per la natura digitale del prodotto possono facilmente diventare piattaforme anche di edizione. Dovranno sempre più venire a patti con Amazon, se vorranno vendere, e corrono anche il rischio di essere saltati allegramente. L’ultimo dei segnali deboli, infatti, riguarda il primo caso di autore di bestseller che si accorda direttamente con Amazon. Un precedente assai significativo, che potrebbe aprire una strada molto redditizia
per gli autori. E per Amazon.

Digi4All

Sunday, December 13th, 2009

Lo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche ha permesso di rendere disponibili a tutti informazioni e servizi precedentemente inaccessibili, facilitando il superamento dei limiti strutturali e fisici ad una consistente parte della popolazione, categorie deboli, soggetti disabili, anziani e favorendo un’integrazione e una partecipazione maggiori di dette categorie alla vita sociale del Paese.

Allo stesso tempo, tuttavia, l’esperienza insegna che questi risultati possono essere concretizzati solo se l’approccio alle tecnologie tiene conto delle esigenze specifiche delle categorie svantaggiate, evitando che l’evoluzione tecnologica rischi paradossalmente di diventare un ostacolo al processo di inclusione o una barriera virtuale all’accesso e alla integrazione di una parte della popolazione, accentuando il divario già esistente con la restante parte della società.

Anche l’Unione Europea con il Piano di Azione eEurope 2005 e con il programma i2020 vuole sostenere una “Information Society for All” che superi le differenze sociali per rendere accessibili a tutti le opportunità offerte dal web, riducendo il rischio del digital divide geografico e culturale.

L’UE ritiene che questo obbiettivo possa essere raggiunto solamente creando azioni con un approccio orientato alla domanda e agli specifici interessi di tutti i gruppi sociali e le aree.

Un evento a Milano per la prima volta fa incontrare nostro Paese, gli attori pubblici e privati coinvolti su queste tematiche per iniziare ad avere un quadro della situazione attuale, dei problemi esistenti e delle soluzioni per favorire, grazie all’impiego delle nuove tecnologie, l’integrazione e l’inclusione nella società dell’informazione.

L’uomo a una dimensione

Thursday, December 10th, 2009

L’EP di Paolo Toso è disponibile su iTunes a Amazon.com. Buon ascolto.


Punk 2.0

Thursday, December 10th, 2009

Mi ero perso questo post di Alberto Cottica di metà ottobre. Mi permetto di quotarlo in toto e riportarvelo qui. Ovviamente lo sottoscrivo e lo faccio mio per una questione anagrafica, certo, ma ora più che mai anche culturale e professionale.

Il mio modello di innovazione sociale – ormai si sarà capito – è il movimento punk, che ho fatto in tempo, giovanissimo, a vedere sparire dietro la curva nei primissimi 80. Il succo del punk era “ehi, anch’io posso farlo”! Per me questo è stato un imprinting fortissimo, e ne porto ancora i segni. Per fortuna.

Più tardi ho ricostruito un po’ di storia, scoprendo che, fino a cinque minuti prima, era di moda una cosa molto diversa che si chiamava progressive rock, per gli amici prog. Il prog era una musica, uomo, difficile. Non è che un provincialotto qualunque di Sassuolo si metteva lì e suonava il prog. Dovevi sapere l’armonia, teoria musicale, avere i riferimenti culturali. A me il prog è riuscito immediatamente antipatico. Tanto che per non sbagliarmi, verso il 1980, con la saggezza dei miei 14 anni ho deciso che (1) gli assoli di qualunque strumento sono masturbazione e puzzano di prog. Vietati. (2) I pezzi sopra i tre minuti e quaranta sono pretenziosi e puzzano di prog. Vietati. (3) Tutti gli italiani sono dei provinciali sfigati. Vietati tutti. In pratica buttavo via tutto, salvando un po’ di soul, la musica classica (che in qualche modo mettevo in un mazzo diverso), la disco elettronica fine anni 70, e i primi Beatles. E il punk, e la new wave venuta subito dopo.

Mi pento e mi dolgo. Ma è un pentimento di testa: il mio cuore è ancora con i ragazzi del 76, che hanno letteralmente costretto all’estinzione i sofisticatissimi alfieri del prog con la loro urgenza espressiva, la loro bassa tecnologia, i loro suoni grezzi e slabbrati. E quindi, adesso, io sto con l’”underground tecnologico”, con il subversive engineering che vedo crescere intorno ad Arduino e alle altre piattaforme low cost di prototipazione. Tutti possono fare innovazione, e le idee più disruptive non verranno dai laboratori R&D delle grandi aziende e dalle università più titolate…

Della vita e della morte ai tempi di Facebook

Thursday, December 10th, 2009

Ne scrivo sull’ultimo numero di Linus in edicola. Per chi si fosse perso quello di novembre, nella rubirca Duepuntozero si parlava Internet, blogosfera e futuro della musica online. Fine dello spazio autopromo :-)

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