Pomplamoose, ovvero come fare buona musica senza un’etichetta
Thursday, December 10th, 2009Ne parla accuratamente Techdirt. QUI invece tutti i video (sorprendenti)
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Mi ero perso questo post di Alberto Cottica di metà ottobre. Mi permetto di quotarlo in toto e riportarvelo qui. Ovviamente lo sottoscrivo e lo faccio mio per una questione anagrafica, certo, ma ora più che mai anche culturale e professionale.
Il mio modello di innovazione sociale – ormai si sarà capito – è il movimento punk, che ho fatto in tempo, giovanissimo, a vedere sparire dietro la curva nei primissimi 80. Il succo del punk era “ehi, anch’io posso farlo”! Per me questo è stato un imprinting fortissimo, e ne porto ancora i segni. Per fortuna.
Più tardi ho ricostruito un po’ di storia, scoprendo che, fino a cinque minuti prima, era di moda una cosa molto diversa che si chiamava progressive rock, per gli amici prog. Il prog era una musica, uomo, difficile. Non è che un provincialotto qualunque di Sassuolo si metteva lì e suonava il prog. Dovevi sapere l’armonia, teoria musicale, avere i riferimenti culturali. A me il prog è riuscito immediatamente antipatico. Tanto che per non sbagliarmi, verso il 1980, con la saggezza dei miei 14 anni ho deciso che (1) gli assoli di qualunque strumento sono masturbazione e puzzano di prog. Vietati. (2) I pezzi sopra i tre minuti e quaranta sono pretenziosi e puzzano di prog. Vietati. (3) Tutti gli italiani sono dei provinciali sfigati. Vietati tutti. In pratica buttavo via tutto, salvando un po’ di soul, la musica classica (che in qualche modo mettevo in un mazzo diverso), la disco elettronica fine anni 70, e i primi Beatles. E il punk, e la new wave venuta subito dopo.
Mi pento e mi dolgo. Ma è un pentimento di testa: il mio cuore è ancora con i ragazzi del 76, che hanno letteralmente costretto all’estinzione i sofisticatissimi alfieri del prog con la loro urgenza espressiva, la loro bassa tecnologia, i loro suoni grezzi e slabbrati. E quindi, adesso, io sto con l’”underground tecnologico”, con il subversive engineering che vedo crescere intorno ad Arduino e alle altre piattaforme low cost di prototipazione. Tutti possono fare innovazione, e le idee più disruptive non verranno dai laboratori R&D delle grandi aziende e dalle università più titolate…
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«Internet e pace, lo sentite? Stanno così bene assieme che verrebbe voglia di non spiegare nulla — scrive il direttore di Wired Italia Riccardo Luna nel prossimo numero della rivista, in cui definisce la Rete — la prima arma di costruzione di massa ». Alla Conferenza Mondiale «Science for Peace» a Milano, Wired lancerà dopodomani la candidatura di Internet al premio Nobel per la Pace 2010 e l’esempio dell’Iran è citato a sostegno dell’iniziativa. Tra i favorevoli: l’avvocato iraniano e Nobel per la Pace Shirin Ebadi e lo studioso americano BJ Fogg che ritiene la pace nel mondo raggiungibile in 30 anni grazie al web. Mentre molti blogger- dissidenti in Paesi autoritari la trovano una grande idea, alcuni studiosi interpellati dal Corriere sono più cauti.
Maggiori dettagli QUI.
Scrrive Leeander.com:
La motivazione è presto spiegata: INTERNET è il più grande strumento di avvicinamento tra le persone che l’umanità abbia mai concepito.
I Social Network come Facebook/LinkedIn etc, la condivisione della conoscenza come WIkipedia, il teatro unico offerto dai vari Vimeo e YouTube, e tutti gli altri strumenti di condivisione di idee, pensieri, progetti, fanno di Internet il LUOGO IN CUI L’UMANITA’ SI INCONTRA OGNI GIORNO.
E se questa vi pare una affermazione forte, fate caso a quanti “abitanti” ha Facebook (oltre 250M) e paragonatela alla dimensione di una Nazione come l’Italia (meno di 60M). Facebook ha più utenti che Italia, Germania e Giappone (insieme) abitanti!!!
Per maggiori approfondimenti:
- I4P: Internet Candidata al NOBEL per la Pace
- Wired: a Internet il Nobel per la pace!
Attenzione, quanto ascolterete genererà stupore e ammirazione, vi sbalordirà e, molto probabilmente, creerà in voi dipendenza (oltre che un folle bisogno di condividere).
Thru You è nuovo album del produttore e musicista funk israeliano Kutiman: questo è il mash up per antonomasia nell’era del 2.0 (ammesso che sia ancora tale).
Tutti i suoni assembalti nel disco sono infatti stati prelevati da video amatoriali di YouTube e remixati con precisione chirurgica in (sole) sette tracce che vi faranno impazzire per genialità, pronte per diventare un classico del web, posto che non lo siano già visto il tam tam di questi giorni.
Sul sito ufficiale, che fa il verso in tutto e per tutto al layout grafico di YouTube, troverete tutti i video dei brani e i Credits relativi al materiale originale utilizzato per i mashup. Da non perdere.
Tutti gli altri video su YouTube o sul sito ufficiale.
Grazie Tiziano.
mash up. youtube Social Media video Visioni
Liquidità della musica materiale, 33 giri riciclati ad arte e per l’arte, musica muta, onda di suoni morti.
C’è una seconda vita per il vinile, e forse si meritava di meglio…
No TagsLo conosco da almeno 15 anni: l’ho visto e sentito sperimentare suoni futuri in un periodo in cui la musica elettronica era ancora roba seria, prima come Klange, poi come Urbanatribù. L’ho ammirato come diabolico tastierista in una garage band (eppure suonava da dio la batteria in un gruppo dark-wave alla fine degli anni ‘80).
Una volta condividevamo ascolti, visioni e letture fantascientifiche, cyber-esperimenti (qualcuno si ricorda di Neural e della guida underground a internet pubblicata dalla Minus Habens?) e timide connessioni al web nella prima metà degli anni novanta.
Il suo genio è rinato per l’ennesima volta, prendendo ora le sembianze di Docteur Legume et Les Surfwerks, progetto solista o mono-band o one man band, come volete chiamarlo. QUI i suoni, QUI i video di cui ve ne anticipo giusto uno, Amoxicilline Rider. Grande Mamo.
Aspettavo da tempo un motivo sensato per ricominciare a postare su questo blog. L’ho ritrovato questa mattina con un brutta notizia, per l’Italia, il giornalismo, la democrazia.
Mi piace ricordare Enzo Biagi con questa storica intervista a Pier Paolo Pasolini: una lezione che dura nel tempo…
enzo biagi pier paolo pasolini tv Visioni